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Perché “Il Cantar Bene”?

Il titolo è stato ripreso da una frase del libro Il Cortigiano di Baldassar Castiglione, attivo alla corte dei Montefeltro a Urbino, nel periodo umanistico rinascimentale. Nell’immaginaria finzione di un gioco di società colto, illustri invitati dell’epoca dovevano formar con parole un perfetto cortigiano:

Bella musica parmi il cantar bene a libro sicuramente e con bella maniera; ma ancor molto piú il cantare alla viola perché tutta la dolcezza consiste quasi in un solo e con molto maggior attenzion si nota ed intende il bel modo e l’aria. Ma sopra tutto parmi gratissimo il cantare alla viola per recitare; il che tanto di venustà ed efficacia aggiunge alle parole, che è gran maraviglia

Pertanto si deduce da questa frase che il Recitar cantando dell’Antica Grecia non sia stato riscoperto in età moderna dalla Camerata de’ Bardi a Firenze, ma nella nostra regione, ad Urbino 80 anni prima, tra la fine quattrocento e l’inizio del cinquecento, quando i frottolisti di Mantova, attivi anche a Ferrara e Urbino, avevano trasformato le frottole polifoniche in frottole monodiche, facendo cantare ad un solista la parte superiore e a tre strumenti ad arco le altre tre parti polifoniche.
Spesso le tre parti erano eseguite dal liuto con la prassi dell’intavolatura. La monodia accompagnata era la forma più adatta a risaltare le parti dialogiche del teatro cantato e il primo a sostenerlo fu proprio Baldassar Castiglione, grazie ai frottolisti Marchetto Cara, Michele Pesenti, Bartolomeo Tromboncino e Serafino dell’Aquilano, che avevano usato frottole polifoniche per le parti narrative e frottole monodiche per le parti dialogiche in una seconda rappresentazione dell’Orfeo del Poliziano alla corte di Isabella d’Este a Mantova.

Il titolo della rivista identifica e caratterizza la musica prodotta nella nostra terra marchigiana e allo stesso tempo stimola i cori iscritti all’ARCOM al Cantar Bene.