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La formazione del direttore di coro: intervista a Dario Tabbia

La formazione del direttore di coro: intervista a Dario Tabbia

Da anni le associazioni corali regionali e la FENIARCO si adoperano nella promozione di corsi di formazione per direttori di coro e coristi, lezioni condotte dai migliori professionisti nel panorama nazionale ed internazionale, che coinvolgono cori laboratorio attivi sul territorio.

L’ARCOM si inserisce a pieno titolo nell’elenco delle Associazioni corali regionali più attive su questo fronte: dal 1990 ad oggi sono state più di 70 le iniziative formative per cantori e per direttori organizzate nella Regione Marche con docenti prestigiosi.

Purtroppo, da qualche tempo a questa parte e in tutti i campi del sapere, assistiamo ad una continua flessione della partecipazione a percorsi di formazione e di approfondimento. Non è esente da tale emorragia l’ambito dei direttori di coro.

Sono 70 i Conservatori Statali sul territorio nazionale e diversi di questi offrono corsi Accademici per la direzione di coro, inesistenti nell’offerta formativa musicale fino a pochi anni fa. Ciò nonostante sono ancora pochi i musicisti alla conduzione di cori che scelgono di perfezionarsi attraverso tali corsi di studio e, sorprendentemente, sono pochissimi anche quelli che decidono di cimentarsi con brevi ed occasionali percorsi di perfezionamento, a fronte di un numero elevato di realtà corali in tutta Italia. Il panorama che ne viene fuori è quello di un paese corale molto popoloso, ma con pochi palazzi con solide fondamenta.

Verrebbe da chiedersi se per dirigere un coro non professionistico non basti essere degli strumentisti o aver sostenuto il caro vecchio esame di solfeggio. O se la conduzione di un coro abbia bisogno di competenze specifiche. Perché un direttore di coro, che si presume essere quantomeno un musicista diplomato in Conservatorio, dovrebbe investire tempo, fatica e denaro per frequentare corsi, workshop, master, approfondimenti vari sulla gestualità, la tecnica vocale, l’analisi della partitura, la leadership e su tanti altri variegati aspetti che investono il mondo direttoriale, quando nella stragrande maggioranza dei casi dirige cantori non professionisti?
Non è già abbastanza pieno il proprio baule conoscitivo per poter condurre un coro amatoriale? Abbiamo rivolto qualche domanda in merito alla formazione del direttore di coro a Dario Tabbia, uno dei più importanti Direttori italiani, il cui curriculum vanta Premi internazionali e conduzione di gruppi corali tra i migliori in Europa, e che dal 2011 ad oggi ha condotto ben 5 corsi di formazione per direttori di coro organizzati dall’ARCOM.

D. l Direttore di coro oggi, in Italia, soffre ancora il confronto con la più blasonata figura del Direttore d’orchestra. Ritiene che questo divario nasca anche dal fatto che alcuni si improvvisano direttori di coro, mentre è pressoché impossibile improvvisarsi direttori d’orchestra, trovandosi poi ad aver a che fare con strumentisti professionisti? O qual è la genesi di questa differente valutazione delle due figure da parte dell’opinione pubblica?

R. Sicuramente il problema a livello culturale esiste: tutti sanno che esistono i direttori d’orchestra pochi sanno dell’esistenza dei maestri di coro. Il fatto è che il concetto di coro è legato a espressioni di musica popolare e non a uno strumento in grado di eseguire musica di alto livello artistico. Questo spiega anche la ingiustificata leggerezza con la quale ci si improvvisa direttori di coro.

D. Maestro, lei che è un grande appassionato di cucina, ci dica quali sono gli ingredienti fondamentali che non devono mai mancare nella dispensa del buon Direttore di coro.

R. Direi la preparazione innanzitutto ma da sola non è sufficiente così come la passione. Aggiungerei la generosità, la curiosità, la pazienza, la capacità di osservazione e di autocritica. E una buona dose di coraggio. Quanto basta.

D. Quanto pesa il parametro di una corretta tecnica direttoriale nell’economia della conduzione di una compagine corale? Si può tralasciare se si è alla guida di un coro amatoriale?

R. Avere un gesto chiaro aiuta a veicolare con chiarezza le idee, a evitare errori nella esecuzione, ad accorciare i tempi di concertazione. Ci sono molti direttori che non hanno un buon gesto ma sono ugualmente efficaci perché trasmettono grazie al loro carisma le informazioni necessarie ma rappresentano delle eccezioni e questo non significa che si possa prescindere tranquillamente da una precisione tecnica.

D. Parliamo ora della formazione vocale del direttore di coro: un gesto misurato, affinato, pensato e ben preparato, può forse essere sufficiente per ottenere il suono che si desidera, ma tante altre volte è utile e necessario l’exemplum vocale da parte del direttore in fase di concertazione. Può egli prescindere dalla conoscenza di elementi di tecnica del canto?

R. Certamente no. Avendo a che fare con delle voci non è possibile ignorare del tutto le problematiche relative alla tecnica vocale, a maggior ragione se si lavora con coristi non preparati sotto questo aspetto. Aver fatto degli studi personali di vocalità senza essere necessariamente un cantante vero e proprio lo ritengo indispensabile.

D. Concluda la frase: un direttore che non è mai stato corista…

R. Non sa cosa si è perso

D. La formazione del direttore e la formazione dei coristi somigliano molto alla questione dell’uovo e della gallina: un direttore più preparato crea coristi più capaci, ma coristi solerti e desiderosi di ampliare le proprie possibilità espressive, spingono il Direttore a tenere il passo e formarsi. Perché questa tensione verso l’approfondimento, verso una maggiore consapevolezza, verso un controllo del proprio gesto e della propria voce, non attrae universalmente gli attori del mondo corale?

R. Credo che questo dipenda da una generale tendenza a non considerare più il lavoro, lo studio serio, il sacrificio come presupposti indispensabili per ottenere risultati duraturi. In genere mi accorgo che sono sempre meno le persone disposte a sacrificare tempo e risorse per migliorarsi.

D. In Italia le proposte di formazione, come dicevamo, soffrono la carenza di iscrizioni: cosa potrebbero fare le associazioni corali regionali e le federazioni corali per incentivare coristi e direttori a prendere parte ad attività di approfondimento?

R. Probabilmente offrire delle occasioni di ascolto di concerti corali di qualità, la possibilità di assistere alle prove di direttori professionisti, di “far venir voglia” di intraprendere questo percorso a un livello meno improvvisato e più professionale.

D. Dal suo osservatorio privilegiato del Concorso per direttori di coro “Fosco Corti”, come giudica la situazione direttoriale italiana?

R. In questo momento dobbiamo ammettere che esiste un grosso divario fra i giovani direttori italiani e i loro colleghi stranieri. Dipende soprattutto dalle diverse occasioni di studio, a partire dalla possibilità (che in Italia non esiste) di poter lavorare con cori professionali anche durante il periodo di formazione scolastica per finire alle opportunità di lavoro vero e proprio. Soltanto in Francia esistono più di 100 cori professionisti che collaborano con i giovani direttori e questo dà loro innanzitutto la possibilità di cimentarsi con repertori di grande spessore. In Italia si studiano i brani che i cori riescono a eseguire e questo non aiuta nessuno a crescere.

D. Leggendo i trattati musicali antichi ci si imbatte spesso nella condanna di atteggiamenti scorretti tenuti dai cantori dell’epoca che sono sovrapponibili a molti vizi dei cantori odierni. Il mondo corale sembrerebbe destinato allora a rimanere immobile se non addirittura, in alcuni casi, a subire un’involuzione se si mette a confronto la preparazione culturale musicale dei cantori professionisti e dei maestri di cappella del mondo antico con quella degli attuali direttori di coro. E’ così?

R. La risposta sta nel fatto che i cori sono fatti di persone. Coristi e direttori sono esseri umani e quindi certe cose (ad esempio le cattive abitudini) non cambiano nei secoli …

D. Avremo l’onore ed il piacere di averla ancora come docente per l’ARCOM?

R. Sono io che avrò ancora l’onore e il piacere di lavorare ancora per l’ARCOM …

D. Il suo volume “Il direttore di coro. Esperienze e pratiche didattiche”, edito da Feniarco, è un valido vademecum per chi voglia iniziare ad accostarsi con coscienza al mondo direttoriale. Nell’introduzione al volume utilizza una frase molto efficace e condivisibile di Frank Zappa: “parlare di musica è come ballare di architettura”, ma io sono solita sempre chiedere ai miei intervistati una piccola bibliografia per coloro che vogliano approfondire la tematica trattata. Lo faccio anche con lei: consigli ai nostri lettori delle pubblicazioni utili ad avvicinarsi al mondo della buona pratica direttoriale.

R. Il mio consiglio non è quello di leggere libri sull’argomento ma di uscire di casa e , a volte, fare parecchi chilometri per andare a ascoltare concerti di grande qualità. Ne varrà sempre la pena. Il segreto è quello di continuare ad alimentare con nuove emozioni la nostra vecchia passione.

Direttore di coro, docente di esercitazioni corali presso il Conservatorio “Carlo Gesualdo da Venosa” di Potenza

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